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Hindemith

220px-Paul_Hindemith_1923Paul Hindemith (Hanau 1895 – Francoforte sul Meno 1963)

 

[da http://www.treccani.it/enciclopedia/paul-hindemith/ e http://www.treccani.it/enciclopedia/paul-hindemith_res-00083d65-87e6-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/]

 

Compositore, direttore d’orchestra e teorico della musica, la sua forte personalità è a tutt’oggi uno dei pilastri della musica contemporanea. Vicino all’espressionismo, maturò negli anni Venti del Novecento l’ideale antiromantico di una “musica d’uso” che si richiamava al contrappunto barocco e alle forme classicheNella sua vasta produzione figurano opere teatrali (Cardillac, 1926; Mathis der Maler, 1938), balletti, lavori corali-orchestrali e soprattutto strumentali sia per orchestra (sinfonie e concerti) che da camera, tra cui la Kammermusik (1921-27).

 

Hindemith è autore di una vastissima produzione, comprendente – oltre a quelle ricordate – opere teatrali (Mörder, Hoffnung der Frauen, 1921; Das Nusch-Nuschi,1921; Sancta Susanna, 1922; Hin und Zurück, 1927; Neues vom Tage, 1929; Die Harmonie der Welt, 1957; The Long Christmas Dinner, 1963), balletti (Der Dämon,1923; Nobilissima visione, 1938; Herodiade, 1944; The Four Temperaments,1946), musiche di scena, lavori vocali-orchestrali, corali, vocali-strumentali da camera (Die junge Magd, 1922; Das Marienleben, 1924; ecc.) e soprattutto strumentali, sia per orchestra sia da camera (sinfonie, concerti, Kammermusiken, quintetti, quartetti, sonate, ecc., per svariatissimi complessi, ove compaiono spesso i fiati). Di marca tipicamente germanica sono le concezioni estetiche alle quali H. via via si ispirò. Dapprima è l’ideale della Gebrauchsmusik, della musica artigianale che si rifà all’antico e solido gusto del musizieren, anche se questo si inserisce, con le Kammermusiken e i varî concerti, nello spirito amaro e iconoclasta della cultura tedesca del primo dopoguerra. Poi è la concezione dell’arte come suprema rivelazione e supremo appagamento (Mathis der Maler), il misticismo estetico. Dal punto di vista tecnico, H., radicato al principio di tonalità da lui difeso anche in scritti teorici, è passato dai taglienti contrappunti dei lavori giovanili a un loro smussamento e inserimento in una intelaiatura armonica tradizionale. Ciò lo ha portato talvolta a estremi come quello di rivedere le armonie del Marienleben, suo mirabile lavoro del primo periodo, per eliminarvi le “dissonanze”; per questo una punta di accademismo si nota in alcune sue composizioni dell’ultimo periodo.

 

0,,15804369_303,00Fino dai primi giorni del regime nazionalsocialista, lo Hindemith vide la propria attività artistica denunziata quale bolscevizzante aberrazione dallo “stile razziale germanico”. Non soltanto contro le pagine giovanili (e giovanilmente irruenti come per un nuovo Sturm und Drang da dopoguerra tedesco) ma anche contro la nuova opera Mathis der Maler (che pur mostrava un Hindemith asceso ormai a una sfera di superiore, augusta serenità) fu posto il divieto di esecuzione. Già dal 1933 il maestro aveva praticamente iniziato il suo esilio, dimorando quasi stabilmente in Svizzera fino a quando, avendo rinunziato nel 1937 alla cattedra berlinese, passava (1938) negli Stati Uniti donde non è più ritornato in Europa se non per alcuni giri concertistici.

Durante questo quindicennio, numerosissime opere (d’ogni sorta, ma per lo più strumentali) sono venute a illustrare la ricchezza di sensi e, ancor più, la coerente organicità del mondo spirituale di questo artista.

Specialmente notevoli tra esse appaiono: Concerto filarmonico, per orchestra (1932); Trio per archi n. 2 (1933); Mathis der Maler, opera in 3 atti (rappr. Zurigo 1938); Concerto Der Schwanendreher, per viola e piccola orchestra (1935); Sonata in mi, per violino e pianoforte (1935); Trauermusik per orchestra (1936); 3 Sonate per pianoforte solo (1937); Sonate per varî strumenti (1937); e, tra le più recenti:Ludus tonalis, per pianoforte; Variazioni, per pianoforte e orchestra; Sinfonia serena, per orchestra; Concerto per violoncello; Sonata per pianoforte a 4 mani; Sinfonia in mi minore per orchestra; Requiem, su testo di P. Whitman; Herodiade, per canto e orchestra da camera su testo di S. Mallarmé; Concerto per clarinetto e orchestra; ed un oratorio, Repentinae dies, per coro e strumenti. Nel 1937, lo H. pubblicava inoltre a Magonza la prima parte di una opera di fortissimo impegno,Unterweisung um Kompositionslehre, completata nel 1939 e poi rifusa in altra pubblicazione: The Craft of Musical Composition, Londra 1947, opera nella quale si espone una completa trattazione sistematica d’una nuova dottrina e didattica della composizione rispondente alle proposte della pratica odierna.

 

133f17685aUlteriori approfondimenti:

–          La composizione armonica del suono e la serie delle affinità tonali in Hindemith di Giovanni Piana <http://users.unimi.it/~gpiana/dm6/dm6hingp.htm>

–          Sito ufficiale del Centro musicale Hindemith (in tedesco, inglese e francese) <http://www.hindemith.info/>

–          Paul Hindemith: vita e opere di Andres Briner (presso Biblioteca Passerini-Landi: richiedibile col prestito interbibliotecario)

 

Puoi ascoltare gratuitamente svariate opere di Paul Hindemith in streaming facendo il login su http://leggerepiace.it e inserendo “hindemith” nella barra di ricerca, cliccando prima su “Cerca” e poi su “Registrazione sonora musicale” nel widget “Naviga tra i risultati”, nell’ultima sezione in basso “Tipi Documento”.

 

Consiglio per cominciare: suite da Nobilissima visione nell’edizione della Royal Philharmonic Orchestra diretta da James De Preis (Delos, 1987) <http://leggerepiace.it/SebinaOpac/.do?idDoc=0444878> che rappresenta in musica la vita di San Francesco d’Assisi come rappresentata negli affreschi di Giotto che avevano impressionato Hindemith durante la sua visita nella città patria del Santo Patrono nazionale.

 

[Da: http://www.sergiosablich.org/dettaglio.asp?L1=55&L2=228&L3=236&id_inf=1012]

Nella primavera del 1937, mentre si trovava a Firenze per il Maggio Musicale, Hindemith fu molto colpito dagli affreschi di Giotto in Santa Croce (Cappella Bardi), e in particolare da quelli che raffiguravano alcuni episodi della vita di Francesco d’Assisi dopo la sua conversione. L’incontro con il coreografo e danzatore Léonide Massine, anch’egli presente al Maggio fiorentino, fece maturare in lui l’idea di scrivere non un’opera, ma un balletto sulla vita del Santo. Ricorda Massine: “Era stato talmente impressionato da questi affreschi che, prendendomi per mano, mi aveva trascinato tutto infervorato in chiesa, affinché anch’io li vedessi. Anch’io fui colpito dalla loro bellezza spirituale e non feci fatica a capire perché avessero commosso Hindemith così profondamente. Quando però mi propose di creare insieme un balletto sulla vita di San Francesco, esitai. Benché fossi stato molto impressionato dagli affreschi, sentivo che avrei dovuto studiare a fondo questo soggetto prima di potermelo raffigurare come balletto”.

1207014La prima rappresentazione della “leggenda danzata” in sei quadri Nobilissima Visione ebbe luogo al Covent Garden di Londra il 21 luglio 1938, sotto la direzione dell’autore e con la coreografia di Massine realizzata dal “Ballet Russe de Monte-Carlo”, di cui egli era direttore artistico. Ma già durante la composizione Hindemith aveva pensato di ricavarne una suite orchestrale in tre movimenti che riprendesse alcuni momenti del balletto. La partitura della suite da concerto rielabora come primo movimento articolato in Introduzione e Rondò i numeri 8 (meditazione del Santo) e 10 (nozze di Francesco con madonna Povertà); la parte centrale collega i numeri 4 e 5, rispettivamente il saccheggio della città da parte dei mercenari (Marcia) e l’apparizione delle tre donne, allegorie della Castità, della Povertà e dell’Obbedienza (Pastorale). Conclude il tutto, come nel balletto, la Passacaglia che celebra il Trionfo del Santo, con le lodi del Cantico delle creature, contrassegnato dall’iscrizione “Incipiunt laudes creaturarum”.

Segno distintivo di questa musica è la rifinitura formale nell’affermazione di una spiritualità serena, rappresentata da un luminoso diatonismo, rispetto ad altre prove di Hindemith ancor più depurato e decantato. L’orchestra, nonostante il suo vasto organico (legni a due, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani e percussione, oltre agli archi), è trattata in forma rarefatta e assottigliata, diafana e trasparente. L’energia ritmica di marca neoclassica fa apparizioni fugaci, salvo che nella Marcia, ed è temperata da una timbrica dai colori tenui, idealmente giotteschi. L’ordito polifonico si ispessisce invece nella Passacaglia conclusiva, aperta da un tema solenne affidato a corni, trombe e tromboni. La forma dell’ostinato si combina con quella delle variazioni: per figurare il Cantico delle creature, il tema è seguito da venti variazioni, in un’oscillante alternanza di pieni e di vuoti, fino alla monumentale conclusione.

La prima esecuzione della suite orchestrale ebbe luogo al Teatro La Fenice di Venezia il 13 settembre 1938 nell’ambito del VI Festival Internazionale di Musica Contemporanea, sempre sotto la direzione di Hindemith. Che poi, a simbolica chiusura del cerchio, presentò l’intero balletto in prima italiana al Teatro Comunale di Firenze il 22 maggio 1939, per il V Maggio Musicale Fiorentino.

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